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Geolinguistica

La lingua suzzarese, o della Bassa, è una lingua indoeuropea; proviene, quindi, come quasi tutte le altre lingue europee, da un antenato comune, di cui si sa, però, ben poco. Dell’Indoeuropeo, infatti, non si hanno testimonianze scritte, come è normale che sia per una lingua antecedente all’età classica. Il nome stesso “indoeuropeo” fu inventato da alcuni studiosi che notarono le molte caratteristiche comuni alle

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Diagramma delle lingue indoeuropee (semplificato)

lingue della vasta area geografica che va dal Portogallo alla regione Indiana e che teorizzarono quindi l’esistenza di una protolingua comune. Durante un lungo arco temporale immerso nella preistoria, i popoli nomadi che parlavano tale lingua intrapresero grandi migrazioni e si stanziarono in luoghi diversi, creando le prime civiltà e con esse la scrittura; le prime testimonianze, principalmente in greco e in latino, ci mostrano esempi di lingue ormai diverse tra loro, evolute e allontanatesi da quella lingua madre che, però, ancora le accomuna.

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Greco antico, latino, germanico, slavo e molte lingue di quel periodo storico, provenienti dall’indoeuropeo, si sono a loro volta evolute e, passando per numerose tappe intermedie, hanno dato vita alle lingue moderne. Come sarà facile intuire, la lingua suzzarese è quindi figlia del latino, come italiano, spagnolo e francese che, insieme ad altre, formano la famiglia delle lingue neolatine o romanze. La cosa che potrebbe stupire, invece, è che il ramo da cui si è evoluta non è l’italoromanzo, bensì il galloromanzo. Non a caso, romagnolo, emiliano, lombardo, ligure e piemontese vengono definite lingue galloitaliche o gallopadane.

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Immagino     che     molti     lettori     saranno     perplessi.

Le lingue galloromanze

Nell’immaginario comune, infatti, queste lingue del Nord Italia sono percepite come molto vicine all’italiano, al punto da esserne comunemente considerate dei “dialetti”. Ma per definizione, i dialetti sono versioni molto simili di una stessa lingua e non differiscono da essa in modo sostanziale per fonetica, lessico o grammatica. Chi parla una lingua galloitalica o ne ha avuto esperienza può, al contrario, affermare con certezza che la sua fonetica è ben distinta da quella dell’italiano, con la presenza delle emblematiche vocali “ü” e “ö” che rimandano, invece, con forza al francese. Anche dal punto di vista grammaticale le differenze dall’italiano sono troppo grandi per poter considerare le lingue galloitaliche come dialetti dell’italiano, basti pensare alle forme interrogative fatte con l’inversione, ancora come in francese: “Al magna” (Mangia), diventa “A magnal?” (Mangia?). Gli esempi sono innumerevoli anche dal punto di vista lessicale, anche se in questo aspetto, ancor più che per grammatica e fonetica, l’appartenenza alla nazione italiana e l’uso dell’italiano come lingua ufficiale hanno influito notevolmente, portando ad una graduale assimilazione. Lo stesso è successo alla lingua catalana, spesso erroneamente inserita nel ramo iberoromanzo per le somiglianze con lo spagnolo dovute alla lunga storia di unità con la corona di Madrid. L’appartenenza politica di una terra ad uno stato ne influenza e trasforma la lingua, non ci sono dubbi. Ma influenza ancor di più la percezione che di essa ne ha la gente. Non ho dubbi infatti che se Catalogna e terre galloitaliche fossero parte dello stato francese o fossero paesi indipendenti, nessuno dubiterebbe del fatto che le loro lingue appartengano al ramo galloromanzo. Per un’analisi più approfondita delle ragioni che motivano l’inserimento delle lingue gallopadane nel ramo galloromanzo, rimando agli interessantissimi articoli di Marco Tamburelli e Geoffrey Hull.

La regione di lingua galloitalica. - Cartina realizzata da Francesco Piccinini

Ovviamente, una certa somiglianza tra galloitalico e italiano è naturale, non solo come conseguenza dell’uso dell’italiano come unica lingua ufficiale nelle terre galloitaliche, ma anche per la comune origine latina e indoeuropea. Ma piemontese, ligure, lombardo, emiliano e romagnolo non possono essere considerati dialetti dell’italiano; piuttosto possiamo pensare ad essi come dialetti l’uno dell’altro, o magari lingue sorelle, con una grande base comune. Le regioni amministrative dello stato italiano corrispondono solo in parte a quelle linguistiche, come risulta evidente dalla cartina. Suzzara ne è un ottimo esempio, visto che appartiene alla regione Lombardia, ma la sua variante galloitalica è emiliana. È anche vero che il passaggio da una variante all’altra delle lingue galloitaliche è graduale, non ci sono confini netti, neanche tra le varianti che si considerano appartenenti a sottofamiglie diverse, come il lombardo o l’emiliano. In tutta la regione galloitalica, spostandosi da un paese all’altro, la lingua cambia gradualmente, senza mai presentare salti netti che ostacolino la mutua comprensione. Storicamente non fu mai realizzata una lingua comune galloitalica, una koiné che accomunasse tutte le lingue della zona, né una normalizzazione e codificazione della lingua. Esistono, invece, molte varianti del galloitalico e all’interno di esse, molte varianti anche dell’emiliano, di cui il suzzarese è un esempio. La zona in cui si parla esattamente la stessa versione del galloitalico di Suzzara, senza alcuna differenza degna di nota, è molto piccola, non supera i 30km di estensione in nessuna direzione. La cartina mostra come, ancora una volta curiosamente, questa zona si trovi proprio a cavallo del poco significativo confine regionale tra Emilia-Romagna e Lombardia.

I testi in lingua galloitalica suzzarese presenti in questo blog risulteranno, quindi, comprensibili anche al di fuori dell’area in cui questa variante del galloitalico è parlata; nelle zone limitrofe, come Guastalla e Mantova, le piccole differenze strapperanno qualche sorriso, ma non ostacoleranno la comprensione. Allontanandosi ulteriormente, invece, pur restando all’interno delle terre di lingua galloitalica, la comprensione diventerà progressivamente più complicata, pur rimanendo, ovviamente, possibile. Invito, quindi, i  lettori  di  tutta  la  zona linguistica

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Area del galloitalico suzzarese. Il confine regionale tra Emilia e Lombardia la attraversa.

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galloitalica (e non) a leggere gli articoli del blog, magari dopo aver dato un’occhiata alla legenda fonetica per poter leggere correttamente i testi ed immaginare nella mente come suonano in realtà. Devo dire che ho provato a fare lo stesso leggendo testi in piemontese e romagnolo, i galloitalici più lontani dal suzzarese, ed è stato un esercizio molto divertente ed interessante. Le somiglianze che emergono anche a chilometri di distanza sono veramente sorprendenti.

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